Il carrubo: la coltivazione sostenibile nel "futuro" della Sicilia

Intervista al dott. Giuseppe Cicero - Agronomo

La Sicilia del Sud Est è la terra del carrubo per eccellenza. Nelle provincie di Ragusa e Siracusa si raccoglie circa il 90 % della carruba italiana.

Ma la carruba oggi non rappresenta la coltivazione più remunerativa per l’agricoltore del territorio.

Esiste un problema di limitata richiesta da parte dei consumatori finali, ma anche un ritardo nel realizzare coltivazioni di carrubo remunerative.

Per comprendere meglio di aspetti sulla coltivazione degli alberi di carrubo, abbiamo chiesto delucidazioni a Giuseppe Cicero agronomo con una grande esperienza della produzione agricola della Sicilia del sud- est. Il dott. Giuseppe Cicero dedica da sempre attenzione alla valorizzazione dei prodotti agroalimentari radicati nel territorio: olio, vino ecc. Ha lavorato fino ai primi anni 90 nel settore privato, poi dagli anni 90 fino al 2015 come dirigente pubblico, sempre nell’assessorato regionale agricoltura. Attualmente opera da agronomo libero professionista e si dedica in particolar modo allo studio della coltivazione del carrubo. 

                

Dott. Cicero, perché la coltivazione del carrubo nell’agricoltura siciliana oggi non viene considerata remunerativa? 

La Carruba non rappresenta oggi una coltivazione remunerativa per l’agricoltura del territorio a causa di vari aspetti, per i prezzi del prodotto e per come viene venduta oggi. 

Possiamo indubbiamente confermare che ad oggi la coltivazione del carrubo non rappresenta una coltivazione remunerativa perché con i prezzi attuali (parliamo di 42/45 centesimi chilo ) non permette un adeguato ritorno economico per  i coltivatori. 

Esiste sicuramente un problema di limitata richiesta da parte dei consumatori finali, ma anche un ritardo nel realizzare coltivazione remunerative.

C’è una limitata richiesta perché probabilmente c’è stata negli anni  una modifica nella destinazione finale dei prodotti derivati dalla carruba, dalla farina di semi alla polpa.

 In questo momento le aziende che lavorano nel settore vivono una certa pesantezza per quanto riguarda la collocazione dei prodotti derivati dalla carruba, sia dalla polpa che dal seme. Tutti e due i sottoprodotti, cioè i prodotti della trasformazione del frutto in questo momento soffrono un calo di mercato e quindi giustamente chi lavora in questo settore e fa trasformazione del prodotto non può aumentare i costi di acquisto, perché il mercato non glielo consente questo e quindi il problema è che oggi se non cambiano le condizioni questo prezzo di mercato della carruba rimarrà stabile e quindi rimarrà non remunerativo. 

Il problema si presenta connesso, “a cascata”, se l’industria che trasforma questo frutto e poi vende la farina di seme o la farina della polpa,  non ha margini deve necessariamente mantenere quel livello di prezzo di acquisto del frutto nella zona di produzione, ma non è una cosa che riguarda solo la Sicilia orientale, ma in generale tutta la produzione del carrubo nel mondo se vogliamo dire così.

 Dottor Cicero come si colloca allora la coltivazione del carrubo nell’agricoltura siciliana oggi?

Allo stato attuale la coltivazione del carrubo suscita qualche interesse.  Un interesse suscitato dall’impennata del prezzo del frutto nelle annate precedenti (parliamo di 5-6 anni fa) e che ora si è fermato. Oggi la coltivazione del carrubo si colloca come una produzione alternativa ad altre produzioni che in questo momento stanno soffrendo; una di queste per esempio è quello della vite per uva da vino che sta soffrendo e quindi in alcuni contesti dove c’è molta produzione di uva da vino ci si sta orientando prevalentemente sull’ulivo (vedi la realtà della Sicilia occidentale)  sugli agrumi, dove è possibile farlo, mentre in alcune altre, anche se in maniera più lenta sta cominciando a prendere piede la coltivazione del carrubo, soprattutto su terreni un po’ più marginali dove probabilmente non è conveniente utilizzarle per l’ulivo ma per il carrubo essendo una pianta molto resiliente e molto rustica potrebbero essere benissimo adatti. 

Quindi questa è la collocazione oggi del carrubo in Sicilia. Dopo  una dinamica positiva, 4-5 anni fa, dopo che l’exploit della richiesta di carruba ha portato il prezzo al coltivatore anche a 3,50 € al chilo, oggi  con il ritorno valori di sempre l’ euforia è quasi scemata, ma ha stuzzicato in alcuni agricoltori l’idea di poter utilizzare terreni marginali per nuove coltivazione di carrubo.. 

 

Quali sono le cultivar più diffuse in Italia e in Sicilia in particolare?

Il carrubo non è tutto uguale, diciamo che se noi prendiamo in considerazione le varietà essendo concentrati qui nella zona di Ragusa e Siracusa,  l’area di maggiore produzione  in Sicilia, le varietà più coltivate e più diffuse sono prevalentemente quattro : la latinissima, la racemosa, la saccarata, la tantillo

Consideriamo però che nelle varie realtà particolari delle province di Ragusa e Siracusa probabilmente  le varietà sopra indicate assumono nomi diversi per esempio, alcuni chiamano falcata alcune fauciara in dialetto nostro siciliano, ma quelle riconosciute sono quelle quattro poi ce n’è una in particolare che viene coltivata nella Sicilia occidentale che è la varietà pasta molto interessante come anche la varietà pugliese che è la amele di Bari, dal punto di vista della trasformazione e quindi per l’ottenimento di zucchero dalla carruba, per cui io direi che sono queste sei con poi una serie di nomi, così come succede anche per altre realtà quali l’ulivo dove le varietà più importanti sono 6/7 però poi nelle varie realtà si declinano con nomi diversi legati alla cultura locale.

La richiesta di prodotti  a base di carruba può aumentare? 

Le attività di sfruttamento e di utilizzazione dei prodotti che si ottengono dalla carruba stanno dimostrando che diverse realtà di ricerca e anche di laboratori, hanno scoperto diversissimi prodotti dalle fibre piuttosto che dagli zuccheri,  oltre alla tecnica ,di cui tanto si parla, della tostatura della carruba,  fatta in un modo per poter surrogare il cacao.  C’è tutta una serie di progetti che si stanno realizzando  e so che ce ne sono tanti e qualcuno già è arrivato ad ottenere dei prodotti interessanti, quindi secondo me nell’arco di un decennio si tireranno fuori prodotti molto particolari sia dal punto di vista nutrizionale e quant’altro, ma anche sotto altri aspetti che potrebbero essere quelli della alimentazione umana come integratori, etc, per cui io ho grande fiducia su questa cosa, perché i segnali che arrivano da più parti e molte aziende si sono create anche in funzione di questo scenario mi dicono che già siamo a un livello abbastanza avanzato di prodotti che sono interessanti dal punto di vista del risultato, cioè dal punto di vista della trasformazione dalla carruba al prodotto finito.

Come vede lei la cura delle piantagioni di carrubi e la produzione della carruba nei prossimi anni? 

Da questo punto di vista bisogna affrontare tante problematiche su cui già le nostre Università hanno fatto dei passi in avanti, che però ora bisogna andare a concretizzare nella realtà nostra per rispondere al bisogno che c’è da parte di chi oggi decide di coltivare un carrubeto razionale.  

Chi oggi decide di fare un carrubeto razionale si pone una serie di interrogativi a cui dobbiamo dare delle risposte e  le dobbiamo dare in maniera corretta, così come è stato già fatto nel settore dell’olivocoltura, dell’agrumicoltura, della viticoltura, etc… cioè dare la certezza della varietà, la certezza del portinnesto e tutta l’attività vivaistica sul carrubo che deve essere affrontata in maniera tecnica e anche scientifica, in modo tale da dare delle risposte anche in termini di qualificazione del prodotto pianta, quindi certificabile.

 E’ importante la certezza per quanto riguarda la scelta varietale, perché ogni varietà ha le sue caratteristiche; la varietà che è più interessante per la resa in seme, insieme alla varietà che è più interessante per la resa in polpa.  Se devo fornire polpa devo coltivare una varietà, se devo fornire seme devo fare un’altra varietà, per cui già queste scelte che sono importanti come abbiamo fatto negli altri comparti agricoli (vedi ulivo, vedi gli agrumi) sono fondamentali e poi l’altra cosa fondamentale è mettere a fuoco tutte le tecniche agronomiche necessarie affinché questa pianta possa entrare in produzione quanto prima possibile perché dobbiamo sfatare questo mito, questa leggenda (perché di questo si tratta) che la pianta del carrubo entra in produzione troppo tardi questa cosa non è così perché se la pianta del carrubo viene coltivata secondo criteri agronomici moderni, alla stessa stregua di come facciamo con le altre culture, noi possiamo entrare in produzione in tempi molto molto più brevi e quindi tutta questa materia mi fa ben sperare perché su questo le due università (Palermo e Catania) stanno lavorando, ma c’è anche un interesse fortissimo da parte dei produttori che vogliono convertire terreni  nella coltivazione del carrubo per cui le risposte le dobbiamo dare velocemente e credo che siamo sulla buona strada. 

Abbiamo quindi speranza che nel futuro in Sicilia si inverta la tendenza ad estirpare i carrubi a favore di altre coltivazioni?

 Ma questo, io credo di sì, perché ancora oggi la pianta del carrubo non è tutelata come è tutelata la pianta dell’ulivo, cioè se io oggi devo estirpare una pianta di ulivo secolare, devo chiedere autorizzazione per poterlo fare, se devo estirpare una pianta di carrubo secolare questa cosa non è ancora contemplata per cui abbiamo necessità di una normativa che possa equiparare la pianta del carrubo e quella dell’ulivo, come prima cosa.

E’ importante anche far entrare in produzione “prima” il carrubo e poi, ancora più importante,  riuscire a farla produrre in maniera costante con rese per ettaro, fermo restando il prezzo delle carrube attuali probabilmente in alcune areali quasi sicuramente già oggi  può diventare più remunerativa.

Il carrubo e l’ambiente: il carrubo e il contrasto al cambiamento climatico

 Per la coltivazione del carrubo c’è un altro tema su cui io in particolare sto puntando che non è solo lo sfruttamento della pianta per il frutto, ma l’altro tema fondamentale su cui dobbiamo guardare con molta attenzione è questa grande capacità che ha questa pianta di  catturare carbonio e di fare attività fotosintetica…il quesito nasce spontaneo: ma se un frutto di carrubo, quindi se una carruba ha una percentuale di zucchero vicino al 45% significa che la pianta per accumulare tanta energia in un frutto che è elevatissima ( perché zucchero significa energia ) significa che svolge un’attività fotosintetica così elevata e prova ne sia che le foglie del carrubo non sono delle foglie semplici, ma sono delle foglie composte, quindi come tale la superficie di esposizione di una pianta di carrubo alla attività fotosintetica, quindi alla luce, è enorme e questa è una cosa che nel momento attuale che stiamo vivendo, dove siamo alla ricerca di piante che abbiano attività fotosintetiche elevata per poter catturare anidride carbonica, questa pianta ha tutte le carte in regola per poterlo fare e quindi dobbiamo sfruttare anche e focalizzare la nostra attenzione su questo aspetto di resilienza perché si adatta a diverse situazioni anche difficili, quindi di tutela ambientale.

Ringraziamo il dott. Cicero, chiedendo già da ora un altro appuntamento di approfondimento tra un po’ di tempo, quello necessario per dare avvio a quelle trasformazioni di cui ci ha parlato.